domenica 25 ottobre 2009

fino al 10.I.2010
Giovanni Boldini
Ferrara, Palazzo dei Diamanti
L’uomo giusto al posto giusto nel momento giusto. Una mostra ricorda il soggiorno di Boldini a Parigi, coinciso con gli anni esplosivi dell’Impressionismo. Storia di un successo costruito con grande mestiere...
pubblicato venerdì 23 ottobre 2009
Chiusi gli ombrellini e affondate le ninfee à la Goldin, la sempiterna vena aurifera dell’Impressionismo offre, per la collezione autunno-inverno, i panni sciacquati in Senna di Giovanni Boldini (Ferrara, 1842 - Parigi, 1931), in una mostra che accende i riflettori sul lungo e proficuo soggiorno parigino dell’artista ferrarese. È il resoconto di quindici anni passati a scorrazzare per la ville lumiére, dal 1871 all’86, giusto il tempo per assistere all’esplosione di Monet e soci, per frequentare Degas, per adeguare un linguaggio formulato con “la macchia” a nuove suggestioni.La curatela di Sarah Lees offre una panoramica multilayer: al dipanarsi cronologico delle sezioni - al nucleo vero e proprio della mostra non mancano un prologo e un epilogo, giusto per vedere “il prima” e “il dopo” Parigi - fa eco un’indagine per temi, che affronta con precisione da entomologo la molteplicità dei soggetti trattati da Boldini. Non solo ritratti, quindi, ma soprattutto paesaggi e scene di genere, per un confronto che permette di assimilare la capacità dell’artista di affrontare modelli - e maestri - tra loro diversi.Il ponderoso lavoro critico di Lees, presentato in catalogo, offre testi e documenti originali a conferma della necessità, da parte di Boldini, del contatto diretto con altri artisti; della sua volontà di nutrire il proprio lavoro accogliendo stimoli e suggestioni da chiunque vivesse d’arte.Pittori, quindi, ma anche collezionisti e mercanti: proprio lo studio analitico dei registri di Goupil, primo “spacciatore” in terra di Francia delle tele di Boldini, permette in questa sede di ricostruire il suo atteggiamento nei confronti del lavoro, inteso sia come agire artistico che come semplice e prosaico fattore economico.Ed è qui che emerge il ritratto del Boldini mestierante: dalle note quasi ossessive con cui comunicava agli amici i propri progressi, misurandoli in massima parte in quadri venduti, prima ancora che in consenso di critica o soddisfazione intima. Ed è dunque forse da ricercare proprio qui, nella spasmodica ricerca di caratterizzazione sul mercato, una certa coerenza nella sperimentazione di generi tra loro così diversi. Ed è sempre qui che possiamo intuire la scelta definitiva di dedicarsi, con la maturità, al certo remunerativo ambito della ritrattistica.Una visione tanto prosaica potrà far accapponare la pelle alle anime candide. Torniamo quindi all’arte per l’arte, e guardiamo a un dato stilistico trasversale, che cuce insieme tutte le opere parigine di Boldini: è un certo occhio ben più che fotografico, addirittura cinematografico.Si lasci da parte ogni trita considerazione sulle influenze tra fotografia e arte figurativa nel secondo Ottocento; si nascondano i documenti che dimostrano come Boldini si servì di foto per elaborare alcuni suoi esterni.E ci si lasci catturare dal taglio eversivo della composizione, dall’insistita ricerca della dinamica, dal coraggioso uso del primo del piano (vedi l’invasivo dettaglio del contrabbasso in A teatro). Siamo al punto che Place Clichy (1874) sembra preconizzare Sergio Leone.
L’uomo giusto al posto giusto nel momento giusto. Una mostra ricorda il soggiorno di Boldini a Parigi, coinciso con gli anni esplosivi dell’Impressionismo. Storia di un successo costruito con grande mestiere...
pubblicato venerdì 23 ottobre 2009
Chiusi gli ombrellini e affondate le ninfee à la Goldin, la sempiterna vena aurifera dell’Impressionismo offre, per la collezione autunno-inverno, i panni sciacquati in Senna di Giovanni Boldini (Ferrara, 1842 - Parigi, 1931), in una mostra che accende i riflettori sul lungo e proficuo soggiorno parigino dell’artista ferrarese. È il resoconto di quindici anni passati a scorrazzare per la ville lumiére, dal 1871 all’86, giusto il tempo per assistere all’esplosione di Monet e soci, per frequentare Degas, per adeguare un linguaggio formulato con “la macchia” a nuove suggestioni.La curatela di Sarah Lees offre una panoramica multilayer: al dipanarsi cronologico delle sezioni - al nucleo vero e proprio della mostra non mancano un prologo e un epilogo, giusto per vedere “il prima” e “il dopo” Parigi - fa eco un’indagine per temi, che affronta con precisione da entomologo la molteplicità dei soggetti trattati da Boldini. Non solo ritratti, quindi, ma soprattutto paesaggi e scene di genere, per un confronto che permette di assimilare la capacità dell’artista di affrontare modelli - e maestri - tra loro diversi.Il ponderoso lavoro critico di Lees, presentato in catalogo, offre testi e documenti originali a conferma della necessità, da parte di Boldini, del contatto diretto con altri artisti; della sua volontà di nutrire il proprio lavoro accogliendo stimoli e suggestioni da chiunque vivesse d’arte.Pittori, quindi, ma anche collezionisti e mercanti: proprio lo studio analitico dei registri di Goupil, primo “spacciatore” in terra di Francia delle tele di Boldini, permette in questa sede di ricostruire il suo atteggiamento nei confronti del lavoro, inteso sia come agire artistico che come semplice e prosaico fattore economico.Ed è qui che emerge il ritratto del Boldini mestierante: dalle note quasi ossessive con cui comunicava agli amici i propri progressi, misurandoli in massima parte in quadri venduti, prima ancora che in consenso di critica o soddisfazione intima. Ed è dunque forse da ricercare proprio qui, nella spasmodica ricerca di caratterizzazione sul mercato, una certa coerenza nella sperimentazione di generi tra loro così diversi. Ed è sempre qui che possiamo intuire la scelta definitiva di dedicarsi, con la maturità, al certo remunerativo ambito della ritrattistica.Una visione tanto prosaica potrà far accapponare la pelle alle anime candide. Torniamo quindi all’arte per l’arte, e guardiamo a un dato stilistico trasversale, che cuce insieme tutte le opere parigine di Boldini: è un certo occhio ben più che fotografico, addirittura cinematografico.Si lasci da parte ogni trita considerazione sulle influenze tra fotografia e arte figurativa nel secondo Ottocento; si nascondano i documenti che dimostrano come Boldini si servì di foto per elaborare alcuni suoi esterni.E ci si lasci catturare dal taglio eversivo della composizione, dall’insistita ricerca della dinamica, dal coraggioso uso del primo del piano (vedi l’invasivo dettaglio del contrabbasso in A teatro). Siamo al punto che Place Clichy (1874) sembra preconizzare Sergio Leone.
francesco salamostra visitata il 19 settembre 2009
informazione dal web
lunedì 19 ottobre 2009
PERSONALE
MASSERIA SALENTINA
sabato 17 ottobre 2009
NATURA MORTA
dimensioni: 50x 60
tecnica: olio su tela con tecnica invecchiante e screpolante
"In una figura, cercate la grande luce e la grande ombra, il resto verrà da sé."
mercoledì 14 ottobre 2009
AI MARGINI
dimesioni: cm45x6
tecnica: olio sutela
"Nulla al mondo è più pericolosa che un'ignoranza sincera ed una stupidità coscienziosa."
Martin Luther King.
Martin Luther King.
domenica 11 ottobre 2009
venerdì 9 ottobre 2009
...
... a Milano con gli "SCAPIGLIATI"

fino al 22.XI.2009
ScapigliaturaMilano, Palazzo Reale
La rivolta antiborghese di un gruppo di giovani “spettinati” e arrabbiati. Che vollero cambiare l'arte all'insegna del naturalismo, contro ogni convenzione e con molte concessioni al morboso. Inquietudini forti, ma dai contorni sfumati...
pubblicato martedì 29 settembre 2009
La rivolta antiborghese di un gruppo di giovani “spettinati” e arrabbiati. Che vollero cambiare l'arte all'insegna del naturalismo, contro ogni convenzione e con molte concessioni al morboso. Inquietudini forti, ma dai contorni sfumati...
pubblicato martedì 29 settembre 2009
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Correva l'anno 1862, alba dell'unità d'Italia. E già qualcuno storceva il naso: via gli Asburgo dentro i Savoia, trionfa il borghese senza qualità, politically correct, moralista di facciata e provincialmente chiuso nella sua bottega.
Correva l'anno 1862, alba dell'unità d'Italia. E già qualcuno storceva il naso: via gli Asburgo dentro i Savoia, trionfa il borghese senza qualità, politically correct, moralista di facciata e provincialmente chiuso nella sua bottega.
Quel “qualcuno” era Cletto Arrighi, autore de La Scapigliatura e il 6 febbraio, per cui la rivolta del 1853 fu condotta dal “vero pandemonio del secolo, serbatoio dello spirito di rivolta e di opposizione a tutti gli ordini costituiti”. Arrighi era della truppa di ragazzotti che al profumo di lavanda delle stanze da letto borghesi preferivano l'odore pungente dei postriboli. E infatti ebbero vite brevi e intense, ispirate alla bohème, con padre putativo Charles Baudelaire. Questa fu la base letteraria della Scapigliatura, epicentro Milano. Ma l'attenzione al vero, osservato col piglio dell'anatomopatologo, travolse anche l'arte. Per apprezzare quanto, si visiti la mostra a Palazzo Reale: abbastanza completa, dopo quella storica della Permanente nel 1966, soprattutto se accoppiata alla rassegna della Biblioteca di via Senato con l'inedito Fondo Sommaruga.
Ecco la vaporosità e il cromatismo “alla veneta” di Tranquillo Cremona: I cugini dai contorni che si dileguano in volumi su cui la luce rimbalza e si rifrange, gli amanti avvinti come L’Edera. Scandalizzarono i fautori del compassato verismo bertiniano, suscitando invece gli entusiasmi di Medardo Rosso. Ecco il folle Daniele Ranzoni, le cui vedute del Verbano trasudano malinconia. Ecco l'esordio dei futuri divisionisti come Vittore Grubicy e la realizzazione del Monumento alle Cinque Giornate di Giuseppe Grandi. L'eredità che la Scapigliatura lasciò fu l'estetica del “non finito”: a torto considerata “locale”, ha anticipato, col suo insistere sul destino di un uomo disilluso e alle prese con fragilità e nevrosi, il tormento novecentesco. Allestimento da rivedere per le luci, catalogo Marsilio degno di lode.
elena percivaldi
mostra visitata il 1° luglio 2009
informazione dal web
martedì 6 ottobre 2009
LA SORTE
sabato 3 ottobre 2009
Meravigliosa mostra-confronto di due grandi artisti

Caravaggio-Bacon01/10/2009 - 24/01/2010
Galleria Borghese
piazzale Scipione Borghese 5
06-32810
Due personalità estreme e controverse in grado di trasportare nell’opera d’arte il tormento dell’esistenza, la fragilità dell’essere e la brevità della vita. Per il ciclo “Dieci grandi mostre”, fino al 24 gennaio 2010 la galleria Borghese ospita un grande evento organizzato in occasione del quarto centenario della morte del pittore lombardo (1571-1610) e del centenario della nascita dell’artista irlandese (1909-1992), curato da Anna Coliva, Claudio Strinati e Michael Peppiatt, amico, biografo e massimo conoscitore di Francis Bacon. La mostra romana fa incontrare per la prima volta due fra gli interpreti più rivoluzionari della storia dell’arte, affiancando alle opere di Caravaggio – gran parte di proprietà della Galleria e altre in prestito da istituti italiani e statunitensi – venti capolavori di Bacon (tra cui alcuni ritratti e grandi trittici) provenienti dai maggiori musei del mondo. Questo inedito confronto non punta a teorizzare dipendenze di Bacon da Caravaggio (Bacon stesso ha sempre rifiutato ogni accostamento fra sé e i grandi del passato, molti dei quali egli ammirava e amava), ma vuole provocare suggestioni visive ed evocare corrispondenze che spontaneamente nascono di fronte al sapiente accostamento formale dei dipinti, proponendo allo spettatore di aderire all’eccezionale esperienza artistica dei due pittori. Catalogo 24Ore Motta Cultura.Fonte articolo: ARTOnline
venerdì 2 ottobre 2009
giovedì 1 ottobre 2009
IL DIVERSO
anno:1999
dimenzioni: cm20x50
tecnica: spatolato olio su tela
"Se i quadri si potessero spiegare e tradurli in parole, non ci sarebbe bisogno di dipingerli".
Gustave Courbet
LA CONTADINA
anno: 1996
dimenzioni: cm 100x90.
tecnica: spatolato olio su tela:
nonostante tutto...la serenità di un tempo:
"Ho una sensazione lieve, ma non riesco ad esprimerla. Sono come uno incapace di usare la moneta d'oro in suo possesso."
Paul Cézanne
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