venerdì 12 febbraio 2010

Michelangelo Merisi "IL CARAVAGGIO"

Il 18 luglio del 1610 a Porto Ercole muore quello che molti considerano il primo grande esponente della scuola barocca: l'artista maledetto.


A 400 anni dalla morte, una mostra celebra il genio di Michelangelo Merisi detto Caravaggio
ROMA – Una trentina di capolavori assoluti di Caravaggio, solo quelli storicamente accreditati come autografi, saranno esposti dal 18 febbraio alle Scuderie del Quirinale per la grande mostra che celebrerà il IV centenario della mortedel genio lombardo . Dal Bacco degli Uffizi ai Musici del Metropolitan Museum , dalla Cena di Emmaus della National Gallery di Londra alla Deposizione della Pinacoteca Vaticana all’Annunciazione di Nancy, la rassegna presenterà al pubblico gran parte della produzione di Michelangelo Merisi, riunita insieme per la prima volta. Un’esposizione eccezionale – organizzata dall’Azienda Speciale Palaexpo con Mondomostre, in collaborazione con il Ministero dei Beni culturali e la Soprintendenza del Polo Museale Romano (con il supporto di Cariparma) – che ha lo scopo di illustrare la summa indiscutibile del maestro seicentesco, fra gli antichi, senza dubbio il pittore più amato, capace di richiamare folle di appassionati da tutto il mondo
Caravaggio
Fare chiarezza sull’opera di Caravaggio non è cosa facile: negli ultimi anni si sono susseguiti gli annunci di ritrovamenti clamorosi, con il conseguente, acceso dibattito tra gli storici dell’arte, mentre numerose rassegne hanno sollecitato l’interesse del pubblico, spesso a sproposito. Per questo, in occasione delle celebrazioni per il IV centenario si è preferito rendere omaggio all’arte e alla tecnica insuperata di Michelangelo Merisi, prendendo le distanze dal marchio di pittore maledetto che ne ha fatto un’icona moderna, ma, a tratti, stereotipata.
La mostra si inserisce nel fitto dibattito intorno alla sua vita – che è ancora, nonostante gli innumerevoli studi e ricerche, fitta di zone d’ombra – affrontando nodi tuttora irrisolti relativi alle tecniche, alle ipotetiche collaborazioni, all’esistenza di una bottega. “La mostra alle Scuderie è Caravaggio, nel senso che le opere del Merisi esposte sono quelle cosiddette certe, su cui nessuno ormai pone questioni”, dice Claudio Strinati, ideatore della rassegna, curata dalla soprintendente Rossella Vodret e da Francesco Buranelli. “I suoi quadri sono pochi”, prosegue lo studioso, non ne dipinge più di quaranta, distinguendosi dai manieristi che invece “facevano chilometri quadri di affreschi”. Pur ribadendo quanto sia assoluta “l’unitarietà del suo stile”, Strinati ammette che sussistono momenti in cui non è chiaro “se agisce da solo o assistito fino a delegare”. Del resto, “le innumerevoli versioni della Incredulità di San Tommaso, tutte belle e tutte antiche, fanno riflettere. Alcuni soggetti sono molto replicati, altri mai”.
La selezione delle opere e l’allestimento della mostra romana sono dunque mirati a esaltare il confronto tra tematiche e soggetti uguali, una sorta di fil rouge realizzato per la prima volta grazie a prestiti eccezionali. Così accanto al Ragazzo con il canestro di frutta, si vedrà il Bacco degli Uffizi, dove Caravaggio dipinse un’altra eccelsa natura morta, due opere mai messe a confronto diretto. In ambito sacro, invece, saranno affiancate alcune delle grandi pale d’altare romane e altre del periodo siciliano, tra cui la Sepoltura di Santa Lucia, punto estremo della tragica parabola esistenziale del Merisi e le due versioni della Cena in Emmaus (dalla National Gallery di Londra e da Brera). O ancora i Musici dal Metropolitan Museum con il Suonatore di Liuto dell’Ermitage e l’Amore Vincitore dalla Gemaldegalerie di Berlino, fino alle tre versioni del San Giovanni Battista (dai Capitolini e dalla Galleria Corsini di Roma, e dal Nelson-Atkins Museum di Kansas City).
Non mancheranno opere viste più raramente in mostre temporanee, come la Deposizione dai Musei Vaticani, l’Annunciazione dal Museo di Nancy (restaurata per l’occasione in un progetto congiunto Italia-Francia) o anche l’Incoronazione di Spine dal Kunsthistorisches Museum di Vienna

giovedì 11 febbraio 2010

BOMBONIERE


cofanetto in porcellana
dipinto a mano
tecnica mista e oro



particolare
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PORTA GIOIE

porcellana dpinta a mano

tecnica mista e oro
(terzo fuoco)


particolare 1
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particolare 2
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mercoledì 10 febbraio 2010

ORONZO TISO FA 18

dalla Gazzetta del Mezzogiorno del 18/03/04
Il gruppo di ricerca Lytos attribuisce al celebre pittore la Crocifissione presente nella Chiesa Madre
Scoperta una nuova tela
di Alberto Nutricati,

Le tele di Oronzo Tiso presenti a Casarano sarebbero 18 e non 17, come vorrebbe il De Bernart, autore di «Paesi e figure del basso Salento». A fare questa scoperta, assieme all'attribuzione al Coppola di una tela situata all'interno della Chiesa Matrice, è stato il gruppo di ricerca Lytos. La «nuova» tela del Tiso, chierico formatosi artisticamente a Napoli nella cerchia del Solimena, si trova nella sagrestia della Chiesa Madre. Date le dimensioni (90x50), si tratta presumibilmente di un bozzetto. «Posso affermare quasi con assoluta certezza - dichiara l'architetto Pino De Nuzzo di Casarano, autore della scoperta - che la tela relativa alla crocifissione presente in sagrestia è un'opera del Tiso». A far propendere per questa attribuzione vi sono diversi elementi: dalla plasticità dei corpi alla resa dei volti, dai drappeggi ad alcuni particolari del paesaggio ricorrenti nelle opere del Tiso. Le tele dell'artista leccese presenti a Casarano sono di particolare importanza, giacché il Tiso le dipinse subito dopo quelle della cattedrale di Lecce. Furono le tele casaranesi, risalenti agli anni '70 del 1700, a sancire il successo del Tiso, consegnandolo agli onori della gloria. Fu solo dopo la loro realizzazione, infatti, che il pittore ricevette commissioni da tutto il Salento, da Grottaglie a Leuca. Di indubbio interesse risulta anche la pala delle anime del purgatorio, situata in corrispondenza del terzo altare sulla destra. Si tratta di un'opera che Luciana Margari, giovane casaranese iscritta all'Accademia delle Belle Arti di Lecce, ha attribuito al Coppola, con l'avallo della professoressa Carmen Lorenzetti, docente di Storia delle Tecniche Artistiche. «Mi sono interessata di quest'opera - dice Luciana - a causa di una ricerca e mi sono subito resa conto che in essa c'era qualcosa di familiare. Infatti non mi sbagliavo: le anime raffigurate sono sorprendentemente simili a quelle di un'altra tela del Coppola presente nella cattedrale di Gallipoli». Anche in questo caso l'attribuzione è stata proposta sulla base di precisi riscontri stilistici, tecnici e di impostazione con altre opere dell'autore in questione. Si tratterebbe di un'opera risalente addirittura al quindicennio tra il 1640 e il 1655, dalle dimensioni di 348x238. Quest'ultima scoperta risulta di particolare interesse perché arricchirebbe il catalogo delle tele presenti all'interno della Chiesa Madre con un nome prestigioso e perché amplierebbe il raggio di azione del Coppola che ha operato quasi esclusivamente a Gallipoli, anche se si era formato a Firenze, dove sono presenti due sue opere. Si tratta di scoperte che, se confermate, arricchiranno enormemente il già cospicuo patrimonio artistico della Chiesa e, si spera, contribuiranno a catalizzare sull'edificio sacro i fondi necessari al suo restauro; anche perché le tele in questione, soprattutto quella del Coppola, sono in condizioni decisamente pessime.
dal guestbook di Lytos (messaggio n°10-11 del 22.3.2004-messaggio, purtroppo, non firmato)):
Permettetemi di osservare che le tele del Tiso presenti in Casarano sono addirittura venti: in particolare 6 sono nella Matrice, 5 nella cappella di San Pietro (purtroppo non aperta al pubblico) e ben 8 nella chiesa dell'Immacolata. Se ad esse si aggiungesse quella del Crocefisso, arriviamo a 20. Un bel numero! Voglio però fare l'avvocato del diavolo. Bisognerebbe approfondire lo studio su quest'ultimo ritrovamento perchè la forma stilistica del dipinto non corrisponde esattamente alle tendenze pittoriche del Tiso. Il dipinto è troppo statico, troppo classico. Il Tiso prediligeva il movimento delle figure accentuato soprattutto dalle pieghe e dagli svolazzi di manti e veli. Comunque, complimenti per il lavoro di ricerca che state operando nella nostra bella città. A proposito dei due dipinti inediti presenti all'Immacolata, essi raffigurano San Vito e San Francesco di Paola. Nel 1982 furono trafugati ben 5 dipinti di forma ovale in quella chiesa, 3 dei 4 evangelisti e due santi. Nonostante tante ricerche non s'è saputo nulla. Verso il 1997 (o 1998) la Gdf rinvenne due dipinti che risultavano ritagliati rispetto alla forma originale e rappresentavano san Vito e San Francesco di Paola. Si disse che sicuramente erano le tele trafugate all'Immacolata e furono consegnate alla Confraternita. Però c'è qualcosa che non va. Quando Aldo De Bernart scrisse - Paesi e figure del vecchio Salento - (1978), nell'elencare i quadri del Tiso presenti in Casarano, non si accorse di questi due. Perchè? Forse i quadri ritrovati non appartengono all'Immacolata. Lascio a voi risolvere il quesito... Grazie

martedì 9 febbraio 2010

ARTISTI di SERIE B...!?





Non esagera chi afferma che la nostra Italia è di fatto un museo a cielo aperto; e sono in tanti.

Purtroppo, però, molti artisti sono oscurati, nascosti, da quei mostri sacri che tutti conosciamo, ma è anche grazie al loro contributo che si è resa meravigliosa la nostra terra e il Salento ha dato i natali a molti di loro...

Questa sera, mi trovavo nella Chiesa Matrice di Casarano e non ho potuto fare a meno di osservare gli splendidi affreschi di Oronzo Tito.

Ma chi era Oronzo Tito?

.Nacque a Lecce da don Domenico Tiso e Teresa Manfredi. Tra il 1746 e il 1749 soggiornò a Napoli, dove studiò diritto canonico e si formò artisticamente nella scuola di Francesco solimena

1. 1. Gli inizi
Tornato a Lecce nel 1752, fu ordinato sacerdote e nella sua qualità di mansionario della cattedrale si impegnò nella decorazione del
Duomo di Lecce (1757-1758), realizzando i dipinti dell'area presbiteriale:
Oronzo Tiso (Lecce, 18 Maggio 1726 - Lecce, 18 maggio 1800) è stato un pittore itqaliano esponente del tardo barocco della
pittura napoletana. Fu molto attivo nella città natale e nel Salento.



Le tele a Casarano
Secondo alcuni studiosi a Casarano si troverebbero un gran numero di tele del Tiso, dipinte subito dopo quelle custodite nella cattedrale di Lecce. Tali dipinti, realizzati negli anni '70 del Settecento per la Chiesa Matrice per la Cappella San Pietro e per la Chiesa dell'Immacolata, sarebbero stati quelli della consacrazione per l'artista pugliese, tanto da procurargli poi commissioni in tutto il SalentoNella Chiesa Parrocchiale (Matrice) dipinse:
La fornace di Babilonia;
La Vergine Annunciata;
La Comunione;
La distribuzione dei pani;
L'Arcangelo Michele e L'Arcangelo Raffaele.
Nella Chiesa dell'Immacolata:
L'Assunta;
Nascita della Vergine;
La purificazione della Vergine;
La presentazione della Vergine al Tempio;
L'annunciazione';
La visitazione.
Nella cappella di S.Pietro:
San Giuseppe con Bambino;
San Giovanni Battista;
Angelo custode e Arcangelo Michele;
La Vergine col Bambino ed i santi Pietro e Paolo;

tecnica del delineo,
pittura a terzo fuoco
diametro 20cm


titolo: due penzionati

anno: 2010

dimensioni:

tecnica: acquarello su carta 300g/m2

AI BINARI MORTI


anno: 2000
dimensioni: 24x30
tecnica: olio su tela

TRAMONTO ALLE CESINE




anno: 1999

dimensione: 30x40

tecnica: olio su tela